Documento magisteriale: il testo fa parte dei documenti con i quali la Chiesa custodisce e tramanda il suo insegnamento fondato sul depositum fidei
Messaggio
Contempliamo in particolare la Madonna sofferente insieme a Gesù, ai piedi della Croce: Ella, come Madre, patisce sul Calvario le sofferenze del Figlio e vi partecipa con cuore colmo di fede, offrendo la sua lacerante sofferenza per il bene di tutti. In tal modo, la sua intercessione acquista per noi un valore unico.
L’esempio della Madre, infatti, invita ogni credente, oltre che a pregare per i fratelli, anche a imitare l’umile offerta dei propri dolori in unione con il Sacrificio di Cristo. In questo senso, ognuno può dire con Maria: «Do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24). Tale compimento è reale in noi, pur non aggiungendo nulla all’opera salvifica dell’unico Redentore, che è perfetta, universale e sovrabbondante: «La sofferenza di Cristo ha creato il bene della redenzione del mondo. Questo bene in sé stesso è inesauribile ed infinito. Nessun uomo può aggiungervi qualcosa».[1] Quel compimento significa piuttosto che ogni sofferente si fa partecipe, cioè si coinvolge in quell’opera e la esprime con le caratteristiche uniche che sgorgano dalla propria storia. Cristo infatti «ha aperto la sua sofferenza all’uomo, perché egli stesso nella sua sofferenza redentiva è divenuto, in un certo senso, partecipe di tutte le sofferenze umane […] arricchite di un nuovo contenuto e di un nuovo significato».[2]
Il Cardinale Presidente mi ha riferito che la Commissione Biblica sta analizzando diverse figure di personaggi biblici sofferenti. Il loro insieme diventerà certo un bellissimo simbolo di speranza per ogni persona che unisce le proprie sofferenze al Cristo crocifisso, rinnovando la manifestazione del suo volto d’amore.
Carissimi Membri della Pontificia Commissione Biblica, esprimo a tutti voi il mio personale ringraziamento e incoraggiamento. Augurando un fruttuoso proseguimento dei vostri lavori, invoco la luce dello Spirito Santo e imparto a tutti la benedizione apostolica.
Dal Vaticano, 27 marzo 2026
Leone PP. XIV
[1] S. Giovanni Paolo II, Lett. ap. Salvifici doloris (11 febbraio 1984), 24.
[2] Ibid., 20.