Il presidente dei medici italiani: l’enciclica di Leone XIV diventerà motivo di riflessione profonda anche per noi medici, che siamo in fase di revisione del Codice deontologico
«La tecnologia può curare, connettere, educare; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie. In astratto, essa non è di per sé una soluzione ai problemi dell’umanità, come non è di per sé un male; ma, concretamente, non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa». L’invito di papa Leone XIV a disarmare l’intelligenza artificiale per «sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva» affronta tematiche ben più profonde rispetto al mero impatto degli algoritmi.
Definire Magnifica humanitas un’enciclica sull’Intelligenza artificiale è, infatti, riduttivo: è una riflessione lucida e profonda sulla dignità dell’uomo e sul significato stesso dell’essere, e del restare, umani. A dispetto di ogni deriva: quella tecnologica, quella di un potere ingiusto, quella di una comunicazione distorta, quella di un lavoro che sfrutta l’individuo come mero fattore produttivo, quella di una guerra che non si ferma di fronte al rispetto della persona e del diritto. È una guida preziosa non solo per chi crede in Dio, ma per tutti coloro che credono nella bellezza e nei valori dell’umanità e di una civiltà che si misura dalla cura e non dalla potenza. E diventerà motivo di riflessione profonda anche per noi medici, che siamo in fase di revisione del Codice deontologico: nel nuovo testo, che sarà pronto per la fine del 2027, il tema dell’Intelligenza artificiale, insieme a quello dei diritti umani, avrà un peso rilevante.
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