Pronunciamento non magisteriale
Discorso
Padre Moderatore Generale,
cari fratelli e sorelle,
vi incontro in occasione del 70° anniversario della fondazione dell’Accademia Alfonsiana. Ringrazio il Moderatore Generale per le sue parole e rivolgo a tutti voi il mio cordiale saluto. Questa ricorrenza della vostra istituzione universitaria è un momento di gratitudine al Signore per il servizio di ricerca e di formazione teologica che essa ha potuto compiere. Lo specifico settore teologico proprio dell’Accademia Alfonsiana è quello del sapere morale, al quale compete il difficile ma indispensabile compito di far incontrare e accogliere Cristo nella concretezza della vita quotidiana, come Colui che, liberandoci dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento, fa nascere e rinascere in noi la gioia (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 1).
In questi settant’anni l’Accademia Alfonsiana si è impegnata, come ricordano i vostri Statuti, ad approfondire la teologia morale sub lumine Mysterii Christi cercando di rispondere all’evolversi della società e delle culture, nel costante rispetto del Magistero (cfr n. 1). E lo ha fatto traendo ispirazione dal suo celeste Patrono, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.
La celebrazione dell’anniversario di una istituzione come la vostra non può limitarsi al ricordo di ciò che si è fatto, ma deve soprattutto spingere a guardare avanti, a ritrovare entusiasmo nella missione, a progettare passi coraggiosi per meglio rispondere alle attese del popolo di Dio. Ed è provvidenziale che il vostro settantesimo giunga nel periodo in cui tutte le strutture accademiche della Chiesa sono chiamate a un impegno più deciso di riprogettazione e rinnovamento. È quanto ho chiamato a fare con la Costituzione Apostolica Veritatis gaudium circa le Università e le Facoltà ecclesiastiche. Valorizzando il «ricco patrimonio di approfondimenti e di indirizzi», scaturito dal Vaticano II e attuato con il «perseverante impegno di mediazione culturale e sociale del Vangelo messo in atto dal Popolo di Dio nei diversi ambiti continentali e in dialogo con le diverse culture», occorre aprirsi a «quel rinnovamento sapiente e coraggioso che è richiesto dalla trasformazione missionaria di una Chiesa “in uscita”» (cfr n. 3).
Non si tratta solo di una revisione degli statuti e dei piani di studio, ma di un rinnovamento di tutta la vita accademica, favorito anche dalle possibilità che lo sviluppo informatico offre oggi alla ricerca e alla didattica. A tale scopo è indispensabile assumere come criterio «prioritario e permanente […] quello della contemplazione e della introduzione spirituale, intellettuale ed esistenziale nel cuore del kerygma, e cioè della sempre nuova e affascinante lieta notizia del Vangelo di Gesù». Sarà allora possibile attuare un «dialogo a tutto campo: non come mero atteggiamento tattico, ma come esigenza intrinseca per fare esperienza comunitaria della gioia della Verità e per approfondirne il significato e le implicazioni pratiche». E la cura per «l’inter- e la trans-disciplinarità esercitate con sapienza e creatività nella luce della Rivelazione» sarà accompagnata dal riconoscimento della «necessità urgente di “fare rete”», non solo tra le istituzioni ecclesiali di tutto il mondo, ma anche «con le istituzioni accademiche dei diversi Paesi e con quelle che si ispirano alle diverse tradizioni culturali e religiose», facendosi carico dei «problemi di portata epocale che investono oggi l’umanità, giungendo a proporre opportune e realistiche piste di risoluzione» (cfr n. 4).
Sono istanze alle quali sono certo che l’Accademia Alfonsiana è già sensibile e saprà rispondere con prontezza e fiducioso coraggio, come nella seconda metà del secolo scorso è riuscita ad attuare il rinnovamento della teologia morale voluto dal Concilio Vaticano II.
La fedeltà alle radici alfonsiane del vostro Istituto vi chiede ora un impegno ancora più convinto e generoso per una teologia morale animata dalla tensione missionaria della Chiesa “in uscita”. Come Sant’Alfonso, dobbiamo sempre evitare di lasciarci imprigionare in posizioni di scuola o in giudizi formulati «lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità» delle persone e delle famiglie. Parimenti, occorre guardarsi da una «idealizzazione eccessiva» della vita cristiana che non è capace di risvegliare «la fiducia nella grazia» (cfr Esort. ap. postsin. Amoris laetitia, 36). Ponendoci invece in ascolto rispettoso della realtà e cercando insieme di discernere i segni della presenza dello Spirito, che genera liberazione e nuove possibilità, potremo aiutare tutti a camminare con gioia nella via del bene.
La realtà da ascoltare sono anzitutto le sofferenze e le speranze di coloro che le mille forme del potere del peccato continuano a condannare all’insicurezza, alla povertà, all’emarginazione. Sant’Alfonso comprese ben presto che non si trattava di un mondo da cui difendersi e tanto meno da condannare, ma da guarire e liberare, ad imitazione dell’agire di Cristo: incarnarsi e condividere i bisogni, ridestare le attese più profonde del cuore, far sperimentare che ognuno, per quanto fragile e peccatore, è nel cuore del Padre Celeste ed è amato da Cristo fino alla croce. Chi è toccato da questo amore, sente l’urgenza di rispondere amando.