Documento magisteriale: il testo fa parte dei documenti con i quali la Chiesa custodisce e tramanda il suo insegnamento fondato sul depositum fidei
Discorso
La domanda che sta al centro del tema di questa giornata, tratta dal Vangelo di Luca (cfr 10,29), interpella tutti; non per giustificarsi, come fa il dottore della legge, ma per lasciarsi pienamente interrogare. È una domanda sempre attuale, che non ha una risposta unica e univoca, ma chiede a ciascuno di rispondere in modo concreto e puntuale. Pertanto, possiamo domandarci: per me, in questo momento della mia vita, chi è il prossimo? Nelle diverse situazioni in cui ci troviamo a vivere, le risposte sono differenti; ciò che non cambia è l’invito ad andare verso l’altro, soprattutto verso chi soffre.
Nel libro della Genesi troviamo un interrogativo analogo: «Il Signore disse a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello?”. Egli rispose: “Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?”» (4,9). Nella parabola del buon samaritano troviamo la risposta: sì, sei tu il custode di tuo fratello, perché sei chiamato a custodire la sua umanità.
Sant’Agostino afferma che «il nostro Dio e Signore volle chiamarsi nostro prossimo. Difatti il Signore Gesù Cristo fa comprendere che è stato lui stesso ad aiutare quel mezzo morto che giaceva lungo la via maltrattato e abbandonato dai briganti».
Nell’Enciclica Fratelli tutti Papa Francesco si sofferma sul ruolo dei briganti che avevano ferito il viandante. Ci ricorda che «i “briganti della strada” hanno di solito come segreti alleati quelli che “passano per la strada guardando dall’altra parte”» (n. 75). La distanza, la distrazione, l’assuefazione alla visione della violenza e delle sofferenze altrui ci spingono verso l’indifferenza. Ogni uomo e donna, in particolare il cristiano, è chiamato a fissare lo sguardo su chi soffre, sul dolore delle persone sole, su quanti per vari motivi vengono emarginati e considerati come “scarti”, perché senza di loro non potremo costruire società giuste, a misura di persona.
È illusorio pensare che, ignorando questi fratelli e queste sorelle, sia più facile raggiungere una condizione di felicità. Soltanto insieme potremo costruire comunità solidali e capaci di prendersi cura di ognuno, nelle quali si sviluppino benessere e pace, a beneficio di tutti. Curare l’umanità altrui aiuta a vivere la propria.