UDTRAPIANTI
Eccellenza,
Signor Ministro,
Signore e Signori, benvenuti e grazie per la pazienza!
Sono contento di accogliervi in occasione degli Stati generali della Rete trapiantologica nazionale, e ringrazio la Pontificia Accademia per la Vita che segue questo importante settore. La vostra presenza testimonia l’impegno di tanti operatori sanitari, professionisti e volontari, che, con competenza e dedizione, sono al servizio della vita umana nei momenti di maggiore fragilità.
Voi ricordate una ricorrenza importante: infatti settant’anni fa avvenne la prima donazione italiana, quando il Beato don Carlo Gnocchi chiese che le sue cornee fossero prelevate dopo la sua morte e trapiantate a due giovanissimi assistiti della sua Opera, i quali poterono tornare a vedere. Quel gesto, compiuto in un contesto ancora privo di una normativa organica, suscitò un’ampia riflessione nella società italiana e contribuì ad avviare un percorso di definizione legislativa.
Proprio poche settimane dopo quel gesto di don Gnocchi, Papa Pio XII offrì un primo orientamento morale su questi temi, riconoscendo la liceità del prelievo a fini terapeutici, nel rispetto della dignità del corpo umano e dei diritti delle persone coinvolte. [1] Fin dall’inizio, dunque, la riflessione della Chiesa ha accompagnato lo sviluppo della medicina dei trapianti, riconoscendone il valore e indicando, insieme, i criteri etici necessari.
Da allora, un ricco sviluppo di ricerche scientifiche e di dedizione umana ha condotto la Rete trapiantologica italiana a risultati di grande rilievo, riconosciuti a livello internazionale. Dietro questi risultati vi è un patrimonio di competenze e anche una cultura della responsabilità e della fiducia che chiede di essere custodita e sostenuta.