Nell’incontro con migliaia di giovani della Diocesi di Roma, il 10 gennaio 2026, nell’Aula Paolo VI, il Papa ha offerto una riflessione profonda e concreta sulle inquietudini delle nuove generazioni, spesso segnate da solitudine, disorientamento e fragilità interiori. Le sue parole, cariche di affetto e realismo, toccano direttamente il cuore, richiamando la necessità di prendersi cura della persona nella sua totalità: corpo, mente, relazioni e spirito.
Il Pontefice ha messo in guardia da una vita ridotta a “link senza relazione” o a “like senza affetto”, ricordando che questo stile di vita genera delusione e vuoto interiore. I giovani, ha sottolineato, sono fatti per la verità, per il bene e per relazioni autentiche: quando queste mancano, la sofferenza emerge, anche sotto forma di disagio emotivo, noia, dipendenze e perdita di senso.
In uno dei passaggi più significativi per il tema della salute, il Papa ha affermato con forza che “una vita santa è una vita sana”, spiegando come le due parole condividano la stessa radice. La santità, ha chiarito, non è un’idea astratta o riservata a pochi, ma un cammino concreto che passa da scelte quotidiane di cura di sé e degli altri. Vivere una vita sana significa anche aiutarsi reciprocamente a evitare ciò che ferisce la persona: dipendenze, stili di vita distruttivi, isolamento e indifferenza. In questo senso, l’amicizia vera diventa una forma di cura, perché accompagna, sostiene e protegge.
Il Papa ha invitato i giovani a non affrontare da soli le proprie fatiche: la solitudine fa soffrire, ma può essere vinta attraverso relazioni autentiche, la famiglia, la comunità e soprattutto l’amicizia con Gesù, che non abbandona mai. La fede, vissuta in modo semplice e quotidiano, diventa così una risorsa di salute interiore e una forza che permette di attraversare il dolore, come ha ricordato anche nel suo pensiero per le vittime di Crans-Montana e per le famiglie colpite dal lutto.
Centrale, infine, il richiamo alla preghiera come atto di libertà e di guarigione: pregare, ha detto il Papa, “spezza le catene della noia, dell’orgoglio e dell’indifferenza”. È un gesto concreto che aiuta a ritrovare equilibrio, pace e orientamento, aprendo il cuore a una vita buona, vera e feconda.
Il messaggio che emerge è chiaro e prezioso: prendersi cura della propria vita spirituale è parte essenziale della salute, e accompagnare i giovani in questo cammino significa aiutarli a diventare persone più libere, sane e capaci di speranza. Una Chiesa che educa alla santità è, allo stesso tempo, una Chiesa che promuove la salute integrale della persona.
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